martedì 29 gennaio 2013

Agri-Turismo


Credo che di tutte le possibili attività economiche che possono svilupparsi in una zona come la nostra, le uniche con una possibilità di realizzarsi concretamente siano quelle legate da un lato alla produzione agroalimentare e dall'altro al turismo, valorizzando in entrambi questi ambiti l'aspetto di ricerca, di sviluppo e di riequilibrio tra le risorse ambientali, culturali ed economiche presenti sul territorio.

Ho alcune idee in proposito che mi piacerebbe discutere e confrontare con l'intento di arrivare a produrre un progetto di sviluppo di tali attività specificamente mirato e praticabile nei comuni della nostra vallata.

Esistono cose già fatte? Pogetti già realizzati con successo o falliti o ancora sulla carta? O semplicemente qualcuno di voi ha già provato a pensare a cosa si potrebbe fare di utile una volta che la Philips avrà finito di portare la produzione della Saeco all'estero?

5 commenti:

  1. Non credo che con una qualunque iniziativa si riuscirà a supplire alla perdita subita negli ultimi decenni nell'Alto Reno nel turismo e nelle attività manifatturiere che hanno già chiuso e quelle che chiuderanno le attività in zona, tra cui la SAECO e la ASSALONI (Stefano).
    Già nel 2006 facevo presente alla ELETTRONICA BIEFFE che la maggior parte della sua attività, derivante dalla SAECO, poteva cessare a breve per quanto era già possibile rilevare dall'esterno.

    Purtroppo, in montagna le aziende con una certa apertura mentale sono poche per cui la maggior parte sono legate a doppio filo a uno o pochi clienti, da cui ne consegue un danno a catena.

    Oltre a ciò c'è una diffusa mentalità di chiusura rispetto alle idee di altri e sopratutto alla collaborazione con altri per l'ottenimento di un miglioramento comune. Ognuno, se riesce, tira l'acqua solo per il suo mulino e, per averne di più, è disposto anche a danneggiare quello del vicino.
    Abituati al grasso che colava nel periodo in cui le Terme portavano gente a dormire finanche a Lizzano, tanto attiravano clienti, nel loro DNA si è esageratamente ridotto quel quid che porta l'individuo verso lo sviluppo imprenditoriale. Mancano le idee e la voglia di mettere in pratica quelle che caso mai circolano. Manca la disponibilità di unire le forze e le menti per andare oltre allo status quo con le proprie forze. Al massimo possono unirsi per lamentarsi dello status quo e per chiedere aiuti pubblici per salvare le chiappe dal cattivo andamento dei risultati economici delle loro singole aziende.
    Basta vedere cosa hanno fatto al Corno!
    Quando ci sarà l'occasione ti porterò l'esempio di una piccola azienda di Castiglione che ha fatto un brevetto che le avrebbe potuto incrementare enormemente i ricavi, limitata solo dalla capacità di finanziare la produzione e le vendite.

    Con questa situazione, e per il fatto che i politici locali sono fatti della stessa pasta, i risultati sono quelli che vediamo tutti.
    Io che fino ad alcuni anni fa abitavo in città ed ho un'altra capacità di vedere i fatti nel 2009 non riuscii a trattenermi dallo scrivere più di una volta all'ing. Checcoli della pazzesca situazione in cui vedevo le Terme dopo il fallimento Sabattini ma non ho nemmeno ricevuto risposta.
    La situazione è poi arrivata al punto che "d'improvviso” si sono accorti di non avere neppure più la disponibilità finanziaria per pagare gli stipendi.
    Quando è intervenuta la società che ha operato la ristrutturazione sono stato sentito come possibile A.D. ma la situazione era già così grave che ha dovuto mantenere le redini il consulente incaricato fino a che non è riuscito a trovare una possibile via d'uscita per evitare un nuovo fallimento.
    Il Comune di Porretta ha voluto credere alle parole quando i fatti dimostravano chiaramente che le Terme stavano allontanando anche i pochi clienti ancora rimasti.

    Io di iniziative ne ho studiate alcune ma mi sono trovato davanti la realtà locale, personaggi come Polmonari, ex resp. turismo della Comunità Montana, l'ottusità suddetta degli imprenditori locali e la mancata considerazione da parte dell'ASCOM bolognese. C'è anche qualche mosca bianca, con una cultura diversa da quella locale, chi è rimasto entusiasta ma "una rondine non fa primavera"!

    Quando c'è qualcosa per cui c'è da spendere poco e che potrebbe dare qualche risultato, nessuno perde tempo per provare: meglio aspettare un bel finanziamento di un Ente Pubblico per fare caso mai una iniziativa che costa molto anche se non renderà nulla o quasi. L'importante che ci sia il finanziamento pubblico. (Che sono soldi nostri che vanno poi spesi male, ovvero buttati).

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  2. VOCAZIONALITA'
    Riguardo alla vocazionalità molte cose sono scontate e abbastanza ovvie: L'ambiente in cui viviamo, la sua bellezza, la sua ricca varietà naturale, la sua accessibilità, la dislocazione geografica a cavallo tra Emilia e Toscana, la presenza radicata di tradizioni eno-gastronomiche... un sacco di cose su cui è possibile trovare quintali di roba già scritta detta e ridetta. Direi "Fritta e rifritta" per sottolineare come dalle parole ai fatti il passo non sia così banale e scontato.
    Ma ci sono anche altre vocazionalità.
    Ad esempio tu mi parli della bieffe elettronica. Bene, in questa vallata la presenza della Saeco lascia comunque un'impronta che consta di un certo numero di aziende e di collegati profili professionali che trovano sicuramente una certa difficoltà a riposizionarsi sul mercato del lavoro locale, ma che sono indubbiamente una ricchezza che bisognerebbe coltivare e sfruttare.
    Una per tutte: Penso ad un termine ancora poco sfruttato mediaticamente, ma che per me sottende ad un mondo ancora del tutto inesplorato, quello di "Artigianato tecnologico", considerando inoltre il fatto che oggi come oggi, la conoscenza, il sapere e la creatività non dipendono più dalla dislocazione geografica ma quasi esclusivamente dalla disponibilità di Internet.
    Ci sarebbe molto di nuovo da pensare e da progettare semplicemente andando a prendere un po' di gente in giro sollecitando un brain-storming collettivo.
    Ci sono, qui come ovunque al mondo, degli artisti, delle persone che privatamente, per hobby o per mestiere coltivano la propria creatività. Questa è un'altra preziosissima risorsa il cui valore deve essere assolutamente riconsiderato a fronte di una crisi che sta smontando sistematicamente tutti i modelli economici e sociali su cui il secolo scorso ha costruito le sue radici.

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  3. INFRASTRUTTURE
    A mio parere infrastrutture significa prima di tutto Internet, su cui è stato detto quasi tutto ma su cui c'è ancora molto da fare, sia in termini di diffusione del segnale si a in termini di crescita culturale.
    Altro aspetto infrastrutturale totalmente da costruire sono le piste ciclabili / cavalcabili / pedonabili /pattinabili / sciabili / .... e tutti gli --abili che ci si possono immaginare.
    La mia "visione" e quella di una rete il più possibile fitta e variegata di interconnessioni tra i luoghi e l'ambiente, di strade che portino da un agriturismo ad un camping, ad un bed&breakfast, ad una centro di equitazione, ad una piscina, ad un centro sportivo, ad un parco, ad un lago, ad un teatro, ad una falesia, ad una comunità di Elfi, ad una vetta, ad una valletta nascosta, ad una spiaggia su un fiume, ad un ristorante, ad una zona picnic, ad una chiesa antica, ad un ponte medievale, ad una città d'arte, ad un museo, ad una radura dove si tiene un concerto rock, ad una chiesa dove canta una corale, ad un mulino dove si insegna a fare il pane a mano, ad un santuario dove si impara a pregare, ad una scuola dove si impara dai bambini come si fa a giocare, ad un castello dove tutti sono vestiti in abito medievale e ti insegnano a tessere la lana come si faceva mille anni fa, ad una centro benessere dove ti insegnino anche a meditare, ad un luogo dove ti spiegano con una mostra interattiva cosa vuole dire HTTP, ad un paese dove c'è l'unica realizzazione in Italia di Alvar Aalto, luoghi dove si racconta l'arte, la cultura, la storia, la vita, lo sport...
    Personalmente sono convinto che ci sia un modello di turismo "integrale" e totalmente integrato nella struttura, nella "Fibra" del territorio che ancora non trova un'espressione completa in nessuna parte del mondo e sono convinto che il limite nella creazione di questo modello sia esclusivamente un limite mentale, un diaframma che separa la gente dall'immagine del possibile.
    Infrastruttura è, a mio avviso, prima di tutto infrazione, rottura di schemi consueti.

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  4. SENSIBILITA' LOCALE
    La sensibilità delle persone che abbiamo intorno sarebbe forse corretto inserirla nel contesto infrastrutturale, ma al tempo stesso avrebbe, a mio avviso, una dignità anche nel quadro delle vocazionalita' perché sono convinto che moltissime persone di questa nostra terra condividono un desiderio, un sogno, a volte solo una speranza, ma soprattutto un'apertura verso il mondo, verso l'altro, verso quello che potremmo definire "il forestiero", dote questa che, per la mia esperienza del mondo, non è affatto comune.
    Molto lavoro deve essere svolto sul piano infrastrutturale, ma nessun lavoro può essere svolto senza l'appoggio, la condivisione e l'entusiasmo della gente, senza la consapevolezza condivisa che il futuro è nostro, che il futuro è ciò che NOI costruiamo, non ciò che qualcun altro viene a costruire o si porta via da qui.

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  5. ALL'ATTO PRATICO:
    Il mio parere è che un gruppo di persone motivate dovrebbe mettersi a scrivere un programma, a disegnare un quadro il più verosimile possibile di come questa nostra terra potrebbe diventare, dei soldi e delle energie da spendere per costruirla e che poi questo gruppo cominciasse un lavoro di propaganda e di coinvolgimento diretto della cittadinanza presentando, discutendo e ridiscutendo nelle realtà locali il progetto, coinvolgendo i giovani, gli imprenditori, gli amministratori, ma soprattutto la gente, la gente comune, i cassintegrati attuali e futuri, i disoccupati attuali e, ahimè, quelli futuri.
    Personalmente do la mia disponibilità per quello che il mio lavoro e la mia famiglia mi consentono.
    Di me posso dire che sono mezzo modenese, che sono un programmatore nel settore dell'automazione industriale che sono capace di scrivere e di comunicare, sono creativo, disordinato, impaziente ed estremamente convinto del fatto che se vogliamo possiamo.

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