Don Giuseppe Zaccanti compie 95 anni nella sua Tolè.
Di Dante Lolli
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| Don Giuseppe Zaccanti |
Domani, venerdì 15 febbraio, don Giuseppe Zaccanti compie 95 anni.
Un traguardo importante, soprattutto se alle spalle c’è una vita
dedicata all’apostolato e al prossimo.
Un traguardo importante, soprattutto se alle spalle c’è una vita
dedicata all’apostolato e al prossimo.
Nato a Tolè il 15 febbraio 1918, don Giuseppe entrò in Seminario nel 1932.
E’ stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1944 a S, Marino di Bentivoglio.
Nominato vice Rettore del Seminario Arcivescovile il 1° luglio 1944,
fu inviato come cappellano militare a Brindisi, quindi a Vallona
( Albania) e a Zagabria ( Croazia). Infine, rientrato a Bologna, prestò la sua
opera all' Ospedale di guerra n° 5. Dal settembre 1945 al marzo 1956 fu
Arciprete a Bisano di Monterenzio. Dal 25 marzo 1956 fino al 30 Giugno
2005 ha retto la parrocchia di S. Maria Annunziata di Fossolo. Per ben
49 anni, nonostante i tanti impegni in parrocchia, ha insegnato in vari istituti prestigiosi della città di Bologna,
fra i tanti, il Fermi e il Minghetti.
E’ stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1944 a S, Marino di Bentivoglio.
Nominato vice Rettore del Seminario Arcivescovile il 1° luglio 1944,
fu inviato come cappellano militare a Brindisi, quindi a Vallona
( Albania) e a Zagabria ( Croazia). Infine, rientrato a Bologna, prestò la sua
opera all' Ospedale di guerra n° 5. Dal settembre 1945 al marzo 1956 fu
Arciprete a Bisano di Monterenzio. Dal 25 marzo 1956 fino al 30 Giugno
2005 ha retto la parrocchia di S. Maria Annunziata di Fossolo. Per ben
49 anni, nonostante i tanti impegni in parrocchia, ha insegnato in vari istituti prestigiosi della città di Bologna,
fra i tanti, il Fermi e il Minghetti.
Quando gli è stato consentito, è andato in pensione ed è tornando al suo paese nativo di Tolè, che
sempre ha tanto amato. Ma anche a Tolè ha continuato a servire il Signore e a seguire la comunità
religiosa rendendosi disponibile come cappellano del parroco Don
Eugenio e confessore
sempre ha tanto amato. Ma anche a Tolè ha continuato a servire il Signore e a seguire la comunità
religiosa rendendosi disponibile come cappellano del parroco Don
Eugenio e confessore
di una vasta zona.
Conosco Don Giuseppe fin da quando era un promettente seminarista e abbiamo, con mio grande piacere, la data del 15 di febbraio che ci accomuna: per lui la data di nascita, per me quella del matrimonio. Dal 2008 abbiamo festeggiato insieme le due ricorrenze.
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| Suor Maria Pia, morta il 5 febbraio scorso |
Purtroppo quest’anno si è deciso di rinunciare
alla festa perché tutti addolorati dalla morte della
sorella di don Giuseppe, Suor Maria Pia, la
quale dalla morte della loro madre, gli è stata vicino.
alla festa perché tutti addolorati dalla morte della
sorella di don Giuseppe, Suor Maria Pia, la
quale dalla morte della loro madre, gli è stata vicino.
. Abbiamo pensato di ricordare il compleanno in questo
modo e rimarcare al nostro amato don Giuseppe che condividiamo il suo dolore per la perdita della
sorella e ringraziamo il Signore per avere il
piacere di ricordare il suo novantacinquesimo
compleanno, nell’attesa di festeggiarne tanti altri tutti insieme, chiedendo a Dio che lo conservi in salute.
sorella e ringraziamo il Signore per avere il
piacere di ricordare il suo novantacinquesimo
compleanno, nell’attesa di festeggiarne tanti altri tutti insieme, chiedendo a Dio che lo conservi in salute.
Mi piace ricordare inoltre, a comprova di quanto don Giuseppe abbia saputo entrare le cuore
e nella considerazione delle comunità con cui ha vissuto fraternamente, il libro di Alessandro Albertazzi,
Angela Lucchini e Paolo Masina dal titolo significativo ‘Grazie Ancora. Don Giuseppe Zaccanti
sessant’anni di ministero parrocchiale a Bologna’.
e nella considerazione delle comunità con cui ha vissuto fraternamente, il libro di Alessandro Albertazzi,
Angela Lucchini e Paolo Masina dal titolo significativo ‘Grazie Ancora. Don Giuseppe Zaccanti
sessant’anni di ministero parrocchiale a Bologna’.
Avvenire presentò il volume con questo articolo:
I sessant'anni di ministero parrocchiale a Bologna di don
Giuseppe Zaccanti sono raccontati in un recente volume,
«Grazie ancora!» (nella foto, la copertina) curato da
Alessandro Albertazzi, Angela Lucchini e Paolo Masina
(edizioni Digi Graf). Esso ripercorre la storia della città dal
dopoguerra a oggi secondo «un punto di vista insolito, dal
basso» si dice nell'introduzione, che parte dall'esperienza
concreta di un parroco vissuto tra la sua gente.
Giuseppe Zaccanti sono raccontati in un recente volume,
«Grazie ancora!» (nella foto, la copertina) curato da
Alessandro Albertazzi, Angela Lucchini e Paolo Masina
(edizioni Digi Graf). Esso ripercorre la storia della città dal
dopoguerra a oggi secondo «un punto di vista insolito, dal
basso» si dice nell'introduzione, che parte dall'esperienza
concreta di un parroco vissuto tra la sua gente.
Punto centrale del volume sono, infatti, le cento
domande rivolte direttamente a don Zaccanti «nelle quali si è avuto cura -
dice sempre l'introduzione - di mettere in luce, tra passato, presente e futuro, l'opinione
di un parroco che vede dal basso l'evolversi della Chiesa, nella pluralità delle sue
componenti e nel contesto della società civile e della temperie culturale nella quale
opera». Seguono documenti e testimonianze di personaggi laici ed ecclesiastici e
(in appendice) fotografie che ricordano la sua opera. Parole di stima e riconoscenza
sono espresse, nelle presentazioni al volume, dall'Arcivescovo di Bologna e dal Presidente
della Camera. «Constatare come il Signore sappia cogliere una persona nella sua
libertà e complessità per realizzarla pienamente, facendola docile strumento nelle sue
mani - scrive monsignor Caffarra - possa essere per molti giovani occasione per mettere da
parte paure ed esitazioni e accogliere con gioia la chiamata al lavoro della vigna». Per
Casini il sessantesimo anniversario di ordinazione di don Zaccanti è tornare con la memoria
alla sua giovinezza, a un sacerdote che «scelse di vivere la sua vocazione di
fede concentrandone l'intensità e la ricchezza sull'impegno parrocchiale».
domande rivolte direttamente a don Zaccanti «nelle quali si è avuto cura -
dice sempre l'introduzione - di mettere in luce, tra passato, presente e futuro, l'opinione
di un parroco che vede dal basso l'evolversi della Chiesa, nella pluralità delle sue
componenti e nel contesto della società civile e della temperie culturale nella quale
opera». Seguono documenti e testimonianze di personaggi laici ed ecclesiastici e
(in appendice) fotografie che ricordano la sua opera. Parole di stima e riconoscenza
sono espresse, nelle presentazioni al volume, dall'Arcivescovo di Bologna e dal Presidente
della Camera. «Constatare come il Signore sappia cogliere una persona nella sua
libertà e complessità per realizzarla pienamente, facendola docile strumento nelle sue
mani - scrive monsignor Caffarra - possa essere per molti giovani occasione per mettere da
parte paure ed esitazioni e accogliere con gioia la chiamata al lavoro della vigna». Per
Casini il sessantesimo anniversario di ordinazione di don Zaccanti è tornare con la memoria
alla sua giovinezza, a un sacerdote che «scelse di vivere la sua vocazione di
fede concentrandone l'intensità e la ricchezza sull'impegno parrocchiale».
Albertazzi nota che «tutti gli anni trascorsi da don Zaccanti», hanno avuto «come
prospettiva il "ricordarsi" della chiamata del Signore Gesù, che per lui ha costituito,
costituisce e "è molto probabile" costituirà "seguir virtute e conoscenza"».
Infine le testimonianze: per tutte quelle di un amico laico, Aldo Mazzoni, coordinatore del
Centro di bioetica «A. Degli Esposti», e di un amico sacerdote, padre Luigi Faccenda,
fondatore delle Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe. «Don Giuseppe - scrive
Mazzoni - è uno dei segni che il Signore mi offre per chiamarmi a sé». E padre Faccenda:
«Della poliedrica attività sacerdotale di don Giuseppe, mi preme mettere in risalto che
con la fedeltà al mandato ricevuto dalla Chiesa mi ha aiutato a scoprire sempre più
che il sacerdote, dopo Dio, è tutto: è dono e mistero, è umiltà e grandezza, è perdono e grazia, è luogo di incontro fra cielo e terra, è colui che celebra la Messa».
prospettiva il "ricordarsi" della chiamata del Signore Gesù, che per lui ha costituito,
costituisce e "è molto probabile" costituirà "seguir virtute e conoscenza"».
Infine le testimonianze: per tutte quelle di un amico laico, Aldo Mazzoni, coordinatore del
Centro di bioetica «A. Degli Esposti», e di un amico sacerdote, padre Luigi Faccenda,
fondatore delle Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe. «Don Giuseppe - scrive
Mazzoni - è uno dei segni che il Signore mi offre per chiamarmi a sé». E padre Faccenda:
«Della poliedrica attività sacerdotale di don Giuseppe, mi preme mettere in risalto che
con la fedeltà al mandato ricevuto dalla Chiesa mi ha aiutato a scoprire sempre più
che il sacerdote, dopo Dio, è tutto: è dono e mistero, è umiltà e grandezza, è perdono e grazia, è luogo di incontro fra cielo e terra, è colui che celebra la Messa».
Fonte: notiziefabbriani



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